Ambra Fabbian

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Quello che i tuoi ospiti (o i tuoi amici) vedono prima di te

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Giugno è ufficialmente iniziato.

Le scuole stanno per finire, si preparano le prime valigie e la mente vola già ai weekend fuori porta e alle vacanze estive.


Ed è proprio in questo periodo che la mia casella dei messaggi inizia a riempirsi di foto bellissime.


Siete voi che mi scrivete!


Molti di voi, stimolati dalle nostre chiacchierate, mi mandano le foto degli spazi esterni degli hotel o dei B&B dove stanno soggiornando, facendomi notare dettagli strutturali o botanici che prima magari sarebbero passati inosservati.


Guardate cosa mi hanno scritto alcuni di voi:

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Questi messaggi mi riempiono di gioia perché confermano una verità assoluta: il giardino non è solo un contorno, è la primissima esperienza che viviamo quando arriviamo in un luogo nuovo.


E spesso è il motivo invisibile per cui lo scegliamo (o lo scartiamo).


Questo mi fa tornare in mente un sopralluogo che ho fatto in una struttura ricettiva immersa in un contesto paesaggistico da togliere il fiato, circondata dai vigneti.


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Durante quella visita, ho guardato attraverso le antiche gelosie in cotto del fienile ristrutturato – quelle meravigliose pareti traforate a croce nate per far respirare le strutture – e ho scattato la foto a destra...


Racchiude esattamente il concetto di potenziale inespresso.


Siamo nel mezzo di un paesaggio straordinario, eppure quello spazio esterno trasmette un senso di attesa e di vuoto. La proprietaria mi confessò proprio questa frustrazione: "Ambra, abbiamo un panorama meraviglioso, eppure gli ospiti non si fermano quasi mai in giardino. È come se mancasse un invito a restare."


Il problema non era il paesaggio.


Il problema era la cornice.


Mentre i vigneti raccontavano una storia di eccellenza e fatica, il giardino adiacente alla struttura non dialogava con loro. Era uno spazio non risolto, che invece di accogliere e far sentire l'ospite protetto, lo lasciava esposto.


Avevano sottovalutato un dettaglio cruciale: il giardino è la prima stanza in cui un ospite entra. Ed è anche l'ultima che ricorda quando se ne va.


Non basta possedere una collina bellissima se il luogo in cui l'ospite appoggia i piedi (e il suo calice di vino) non è progettato per farlo sentire speciale.


Lavorare sulle "potenzialità" di un luogo significa proprio questo. Non si tratta di stravolgere la natura, ma di creare il palcoscenico giusto per ammirarla.


Perché, alla fine, le persone non recensiscono un panorama. Recensiscono come si sono sentite guardando quel panorama. E quell'emozione va progettata.


Che si tratti di un agriturismo d'eccellenza o del vialetto di casa tua quando inviti degli amici per una cena estiva, lo spazio esterno manda un messaggio silenzioso ma potentissimo: "qui c'è un luogo pensato per farti stare bene".


Prova a fare un esercizio in questi giorni di inizio estate.


Fermati un attimo prima di entrare a casa tua (o nella tua struttura), guarda l'esterno con gli occhi di un ospite e chiediti... il mio giardino sta esprimendo tutto il suo potenziale, o è rimasto un'opera a metà?


Buon inizio di giugno e buone fughe all'aperto,

Ambra


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