Cara ,
Prima ancora di imparare a parlare, abbiamo imparato a muoverci.
Abbiamo esplorato il mondo con il corpo, molto prima di poterlo raccontare con le parole.
Abbiamo allungato le mani verso ciò che ci interessava, rotolato, gattonato, cercato l'equilibrio, perso l'equilibrio e riprovato. I nostri primi incontri con il mondo sono stati fatti di movimento. E forse anche i nostri primi ricordi del mondo sono, in qualche modo, corporei.
Un ritmo. Una sensazione. Un modo di essere tenuti. Il corpo che si orienta nello spazio. Il movimento è stata la nostra prima lingua.
Eppure, crescendo, viviamo in un mondo ci porta sempre più lontano dal corpo.
Passiamo moltissimo tempo nella dimensione del pensiero, della prestazione, delle informazioni, delle parole. Pensiamo a quello che dobbiamo fare. A quello che dovremmo essere. A quello che è successo. A quello che potrebbe succedere. E nel frattempo il corpo continua a esserci.
Respira.
Si contrae.
Si espande.
Si orienta.
Si adatta.
Ci manda segnali.
Solo che spesso non lo ascoltiamo.
O lo ascoltiamo soltanto quando qualcosa fa male.
Mi interessa molto questo spazio che si apre quando torniamo a fare esperienza del corpo, invece di limitarci a pensarci. Perché il corpo non racconta sempre la stessa storia che raccontiamo con le parole. Possiamo dirci "sto bene" e sentire una tensione nelle spalle. Possiamo pensare di essere pronti per qualcosa e accorgerci che il respiro si è fatto corto. Possiamo raccontarci che dobbiamo andare avanti e sentire, invece, il bisogno di fermarci.
Le parole possono costruire molte narrazioni.
Il corpo, spesso, è più semplice.
Ci mostra quello che c'è.
E lo fa nel presente.
Forse per questo tornare al corpo può essere anche un modo per tornare a noi.
Per recuperare una forma di conoscenza che già possediamo.
Una conoscenza intuitiva, sensibile, concreta.
E c'è qualcosa di ancora più interessante.
Quando cambiamo il modo in cui ci muoviamo, possiamo fare esperienza di possibilità diverse.
Possiamo scoprire che possiamo sostenere senza irrigidirci.
Avanzare non per forza spingendoci. Cambiare direzione.
Rallentare.
Lasciare andare.
Restare.
Il corpo ci permette di fare esperienza del cambiamento prima ancora di riuscire a comprenderlo con la mente.
Con abitare il corpo torniamo ad ascoltarlo abbastanza da poter scegliere, qualche volta, di muoverci in modo diverso.
Anche nella vita.
È una delle cose che vorrei esplorare insieme durante Abitare il corpo.
Dal 20 al 26 settembre ti accompagnerò per 7 giorni attraverso piccole pratiche di movimento, yoga, respiro, meditazione e ascolto.
Ogni giorno riceverai una pratica direttamente nella tua email.
Non serve esperienza.
Non serve essere flessibili.
Non serve trovare un'ora libera.
Serve solo un piccolo spazio in cui poter tornare a sentire.
ABITARE IL CORPO
20 → 26 settembre · 7 giorni · gratuito
Se senti che vuoi esserci, puoi ancora iscriverti qui:
Iniziamo da lì.
Dal corpo che già conosce la strada.
Con Amore,
Al servizio della tua fioritura
Milena
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